Era ora. Dopo la 60° edizione del festival senza italiani in concorso, le critiche al nostro cinema dato per morto, incapace secondo il New York Times di esprimere nuovi talenti nel segno della passata grandezza, come disse Ian Fisher nel suo famoso (e discusso) articolo sulla decadenza italiana, ecco due grandi film che hanno saputo imporsi al loro primo appuntamento internazionale. Quando il nostro paese guarda alla sua storia recente, alle questioni più spinose e ai suoi mali oscuri, mette a segno sempre dei bei risultati, come faceva negli anni '70 con Rosi e Petri. Altro che film scamarcini, mocciosi e muccini (junior), notti prima degli esami e ormoni tre metri sopra il cielo, questo è il solo cinema che sa volare alto, sicuramente più in alto delle ultime porcate di Tarantino, che speriamo si ricreda sulla qualità della nostra produzione. Un cinema che non rinasce solo adesso, perchè sarebbe ingiusto dimenticare i pregevoli precedenti di Matteo Garrone e Paolo Sorrentino, la bellissima gioventù di Giordana che 5 anni fa vinse proprio a Cannes il certain regard, la felicità trovata da Muccino (senior) in America, Nuovomondo per Crialese. Sean Penn ha ribadito la volontà di "premiare film che non fossero premiati altrove", ma si sa che in molti casi il vento che accarezza le palme di Cannes arriva lontano, fino ad Hollywood. E Gomorra e Il divo hanno tutte le carte in regola per fare bella figura in America. Sarà nomination per l'Italia, almeno per l'Oscar al miglior film straniero? Si spera, ma si può sognare anche di più. Ecco perchè:
Miglior film straniero:
A settembre si dovrà decidere chi rappresenterà il Bel Paese agli Academy Awards, e la commissione dell'Anica avrà davvero l'imbarazzo della scelta: Sorrentino avrebbe meritato più attenzione 4 anni fa per Le consegunze dell'amore, e Il divo è un candidato di tutto rispetto, anche Giulio Andreotti in fondo è un citadino al di sopra di ogni sospetto. Però una vicenda fin troppo italiana potrebbe disorientare i grandi elettori .
Gomorra è davvero ben fatto, mi stupirebbe se l'Ampas non lo prendesse neanche in considerazione. Garrone ha diretto benissimo uno stuolo di non professionisti, dandogli naturalezza e spontaneità, quasi ai livelli di Amelio e De Sica. Tematiche attuali roventi, tra cui i rifiuti campani alla ribalta mondiale, un libro diventato un caso. E poi dietro di lui c'è la Fandango di Domenico Procacci, il produttore che ai David 2003 portò 4 film a totalizzare in tutto ben 25 nomination, un record. Quindi...
In ogni modo attualità e storia hanno rilanciato negli ultimi anni la cinematografia tedesca agli Oscar, titoli come Sophie Scholl - la rosa bianca, La caduta e Le vite degli altri (statuetta 2007) docent. L'Italia non gareggia seriamente dal dolce trionfo de La vita è bella (1999), perchè la nomination affibbiata a La bestia nel cuore della Comencini nel 2006 non è indicativa, in quanto l'Academy non avrebbe rispedito al mittente per la seconda volta un film italiano, dopo il rifiuto di Private di Costanzo. E' il momento di interrompere la lunga assenza.
Miglior sceneggiatura non originale (Gomorra) :
Allo script ha collaborato lo stesso Roberto Saviano, il cui best seller è stato definito uno dei 100 migliori libri dello scorso anno dal NYtimes (tiè). Garrone racconta 5 storie incastrandole alla perfezione. Nomination di gruppo come ai bei tempi di Petri, Germi, Fellini e Flaiano?
Migliore sceneggiatura originale (Il divo):
Gli script di Sorrentino sono folgoranti, con quelle massime, quelle frasi spiazzanti che fa dire ai suoi personaggi. Difficile non innamorarsene.
Miglior trucco e miglior fotografia (Il divo):
A trasformare Toni Servillo in un verosimile Andreotti ci hanno pensato Marco Perna e Vittorio Sodano, quest'ultimo già candidato per Apocalypto. Se ce l'hanno fatta i truccatori della Piaf l'anno scorso (assicurando di fatto un'ottima chance alla sua interprete, la Cotillard), non vedo perchè non potrebbero farcela anche loro.
Luca Bigazzi, che ha già collaborato con Sorrentino, è uno dei migliori direttori della fotografia in Italia.
I nostri tecnici sono da sempre i più apprezzati a Los Angeles, ricordiamo gli oscar a Dante Ferretti e a Francesca Lo Schiavo (scenografi), Vittorio Storaro (fotografia), Pietro Scalia (montatore), Milena Canonero e Gabriella Pescucci (costumi), Nicola Piovani e Dario Marianelli (musiche), e poi il premio alla carriera a Morricone.
Miglior attore protagonista (Toni Servillo per Il divo):
Qui si alza il tiro, ma Servillo è fenomenale quando è nelle mani del regista de L'amico di famiglia. Stesse movenze, tic e gobbosità del senatore a vita, recitazione in stile The Queen Helen Mirren. E poi il trucco e le protesi, che da sempre sono una carta di credito per il massimo riconoscimento cinematografico. A 10 anni dall'Oscar al Benigni attore, primo italiano nella storia del cinema, chi negherebbe almeno una nomination al migliore attore in circolazione in Italia, il terzo napoletano a poter entrare in cinquina dopo la Loren e Troisi?